Le abbazie benedettine in Europa

westminsterabbey635San Benedetto trascorse tutta la sua vita nella ristretta fascia dell’Italia centrale (Umbria e Lazio) dove fondò, in particolare a Subiaco e a Montecassino, i primi esempi illustri di complessi monastici della storia del cristianesimo. La sua Regola, a partire dal pieno Medioevo e fino ai nostri giorni, è stata diffusa dai seguaci e successori del santo in ogni Paese e continente. Questa diffusione del pensiero benedettino ha visto sorgere di pari passo monasteri e abbazie quali elementi caratterizzanti l’aspetto cenobitico, stanziale, del monachesimo benedettino. Le abbazie benedettine sparse in tutto il mondo, e in Europa particolarmente, testimoniano la grandiosa forza spirituale e culturale di cui esse si fecero mediatrici.

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Alle radici della cultura europea

preghiera_monasteri1_dazeglioL’Europa affonda le proprie radici nell’opera di evangelizzazione e unificazione culturale delle sue popolazioni realizzata dalla Chiesa all’indomani del crollo dell’impero romano. Essenziale in questa opera è stato l’apporto dei monaci benedettini. I monasteri benedettini hanno rappresentato i principali centri di irradiazione della cristianità nel Vecchio Mondo, ma anche efficienti laboratori del vivere civile, decisivo contributo alla rinascita morale e culturale del continente dopo le invasioni barbariche. I monasteri benedettini rappresentano vere e proprie comunità, società in miniatura, in cui s’intersecano attività meditative e spirituali ma anche culturali, amministrative, produttive.

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La Medaglia di San Benedetto

La Medaglia di San Benedetto è un segno sacro molto diffuso tra i fedeli cattolici. Presenta su un lato la Croce di Cristo, e sull’altro l’immagine di San Benedetto Abate. Sulla Croce ed intorno ad essa, si leggono le iniziali di un’orazione o di un esorcismo. La Medaglia di San Benedetto ricorda ai fedeli che la portano con sé la presenza costante di Dio e la sua protezione. Il significato delle iniziali è il seguente, nel testo latino e nella traduzione italiana:

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Preghiera a San Benedetto, Patrono d’Europa

San_Benedetto_da_Norcia_by_IElioISan Benedetto, uomo di Dio, tu fosti temprato nell’austera solitudine per divenire maestro di vita in comunione. In un’epoca di gravi sconvolgimenti per il migrare dei popoli e il crollo dei valori costituisti la “scuola del divino servizio” in cui, nella preghiera e nel lavoro, nell’ascesi e nella preghiera e nel lavoro, s’impara a cercare veramente Dio e a costruire la città della pace stabilita sul Cristo, roccia eterna.

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Alcuni benedettini celebri

Innanzitutto San Benedetto da Norcia e sua sorella Santa Scolastica. Poi, a dimostrazione dell’importanza raggiunta dal monachesimo benedettino nel Medio Evo, ben nove papi “benedettini” si succedono sul soglio di Pietro:

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Chi mi darà ali di colomba

Chi mi darà ali come di colomba, per volare e trovare riposo? (Sal 54,7). La persona umana rimane con questo eterno enigma che rende indecifrabile l’esistenza e ogni cosa che tocca, perché ogni cosa non è in connessione con niente, se la fonte dell’Essere non si rende a lei familiare in un incontro gratuito e amorevole, totalmente umano, che apre le cose e la realtà a un orizzonte divino. La Vocazione Monastica è comune a tutti i popoli e si caratterizza come una ricerca di Dio, fonte di felicità.

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Come rendere vera la Vocazione

Uso qui la parola verificare nel senso di far vero, rendere vero. Come si fa a rendere vera la propria vocazione? Anzitutto essa deve trovare corrispondenza nel nostro cuore, facendoci vivere nel presente con maggiore chiarezza, entusiasmo, con maggiore generosità capace di sacrificio, con più gusto. La vocazione è vera, se ti fa vivere il presente nella totalità dei suoi fattori. Se essa invece ci attrae, ma ci fa fuggire dal presente, se ci fa credere che bisogna aspettare che cambino le cose per diventare migliori, allora non siamo di fronte alla vocazione, ma ad una fuga, ad una alienazione. La vocazione deve rendere più denso il presente, cioè più carico di scopo.

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Ora, Labora et Lege

La giornata in un monastero, che è la casa del Signore, si vive scandita tra le ore dedicate alla preghiera, all’ascolto della Parola di Dio, e al lavoro, in un clima di famiglia. Infatti la preghiera, il lavoro, la vita fraterna sono i valori fondamentali della Regola benedettina. Per preghiera si intende la relazione personale e comunitaria che le monache e i monaci vivono con Dio. Essa è il legame privilegiato per vivere questa relazione: Infatti più volte al giorno, nell’Eucaristia, e nell’Ufficio divino, le monache pregano, a voce alta comunitariamente nel Coro del monastero. Ma esiste anche la preghiera personale che è quella che si fa individualmente, in Coro e in Cella, nella solitudine, e si chiama Lectio Divina.

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Il canto liturgico nella tradizione monastica e il canto gregoriano

Il Canto liturgico è presente nella tradizione monastica fin dalle origini del monachesimo perché presente all’interno del cristianesimo come aspetto rilevante nel servizio di Dio. Il monaco è al servizio di Dio e la sua donazione diventa anche servizio liturgico, canto di lode, offerta viva espressa in vari modi, tra i quali il canto liturgico.  Come siano nati i primi canti cristiani , per chi li consideri soltanto dal lato tecnico, è questione ancora dibattuta: da una parte i canti ebraici, dall’altra i canti greco-romani offrirono ai canti cristiani, fondendosi e compenetrandosi, le basi sulle quali ulteriormente si svilupparono.

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Vita monastica benedettina

Una vita spesa a “cercare Dio” e a cantare il suo mistero nel silenzio, nella preghiera personale e liturgica, nel lavoro, in assiduo ascolto della Parola, in comunione profonda con tutta l’umanità: ecco sintetizzati alcuni elementi fondamentali della vita monastica, pur nella ricchezza e nella varietà delle sue forme. Una vita senza alcuna finalità o utilità specifica, quasi “sprecata”, per indicare ciò che è o dovrebbe essere la stessa vita cristiana: un’esistenza dove l’amore di Dio e l’amore per Dio occupa il posto centrale, dando senso e consistenza ad ogni aspetto della vita.

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