San Benedetto

La vita

Primo biografo e attendibile testimone della vita di San Benedetto è il papa San Gregorio Magno che, nel secondo libro de I dialoghi, opera una vera e propria ricostruzione agiografica attenendosi ai ricordi di alcuni testimoni che hanno conosciuto Benedetto mentre era ancora in vita. Gregorio tuttavia, più che alla precisione storica, punta all’importanza del messaggio lasciatoci dal Santo con l’esemplarità della vita e la Regola scritta per i suoi monaci. Le biografie successive, facendo sempre riferimento a I dialoghi, hanno via via contribuito alla conoscenza della vita di San Benedetto offrendo una maggiore scientificità ed esattezza storica degli avvenimenti.

Benedetto nacque a Norcia intorno all’anno 480 da una famiglia benestante. La tradizione ci tramanda che ebbe una sorella gemella, Scolastica, che poi lo seguirà nella consacrazione monastica. Intorno ai diciotto anni, il giovane nursino, insieme alla fedele nutrice, si trasferisce a Roma per studiare retorica con qualche elemento connesso alle discipline giuridiche. Subito egli fa esperienza del duro contrasto tra il raccolto mondo della sua infanzia e quello decadente di una Roma ormai al tramonto, dimentica degli antichi valori della latinità.

A Roma inizia il dramma interiore di Benedetto che preferisce fuggire piuttosto che scendere a compromessi con la sua coscienza. Si stabilisce con la nutrice presso Affìle, ma si tratta di una tappa provvisoria. La fama della sua santità lo spinge a lasciare questa dimora e la stessa nutrice, tagliando così definitivamente ogni legame. Per tre anni vive come eremita in una grotta presso Subiaco, chiamata poi Sacro Speco. Qui fa esperienza del deserto, di quel luogo privilegiato in cui Dio sussurra la sua parola d’amore all’uomo che sinceramente lo cerca. La Provvidenza gli fa incontrare il monaco Romano che lo riveste dell’abito dei penitenti e gli procura il pane per il suo magro sostentamento. Successivamente un sacerdote, illuminato da un sogno, si mette alla ricerca del giovane e lo invita a pranzare con sé. Era il giorno di Pasqua: Benedetto incomincia un nuovo cammino che lo porterà ad aprirsi agli altri. Infatti, poco dopo, lo trovano alcuni pastori che accorrono a lui per essere istruiti nelle vie del Signore. Anche dei monaci corrotti di un monastero vicino lo chiedono come guida e superiore ma poi, smascherati dalla sincera moralità di Benedetto, preferiscono disfarsi di lui tentando di avvelenarlo, ma l’uomo di Dio, scoperto l’inganno, preferisce allontanarsi.

Vorrebbe tornare alla sua solitudine, ma ormai la sua strada è segnata: Dio lo chiama ad essere padre di una moltitudine di uomini. Inizia la fondazione di diversi monasteri all’interno dei quali vengono istruiti anche i giovinetti delle famiglie patrizie, tra essi, Mauro e Placido diventeranno monaci e fedelissimi discepoli di Benedetto. A seguito dell’invidia del sacerdote Fiorenzo, Benedetto decide nuovamente di allontanarsi. L’ultimo approdo del suo lungo camminare è Montecassino. Da qui si irradierà in tutta Europa e poi nel mondo l’ordine Benedettino.

Numerosi furono i miracoli operati da San Benedetto che ebbe, tra l’altro, anche il dono di conoscere in anticipo il giorno della propria morte avvenuta pochi giorni dopo quella della sorella Scolastica la cui anima fu da lui vista salire al cielo sotto forma di colomba. Giunta la sua ora, si fece portare da due monaci nell’oratorio e, ricevuta l’Eucaristia, spirò in piedi tenendo le braccia rivolte verso il cielo. Era probabilmente l’anno 547. E, come scrive alla fine de I dialoghi San Gregorio, «se qualcuno vuole conoscere a fondo i costumi e la vita del Santo, può scoprire nell’insegnamento della regola tutti i documenti del suo magistero, perché questo uomo di Dio certamente non diede nessun insegnamento, senza prima averlo realizzato lui stesso nella sua vita».

La spiritualità

San Benedetto è uno dei tanti modelli capaci di spronare l’uomo moderno alla riscoperta della dimensione spirituale; lontano nei secoli, ma vicino nella fede, egli propone ancora un valido e attuale messaggio radicalmente evangelico, fortemente cristocentrico, pienamente umano. La figura del grande riformatore del monachesimo occidentale si staglia nella storia come luminoso esempio di saggezza, di equilibrio, di temperanza. La sua maturità umana e spirituale, la sua capacità organizzativa e la tempra forte e non cedevole ai compromessi, sono espressione di forza del Cristianesimo anche in tempi fragili e travagliati. In una Roma devastata dai barbari, abbrutita dalla decadenza morale, attanagliata da uno sfacelo sempre più imminente, il colto e ricco giovane umbro seppe trarre l’incentivo per il suo cammino di totale adesione alla volontà di Dio.

Lo studio della retorica lo convinse ulteriormente della vanità delle cose e della finzione di certi rapporti umani; il suo bisogno di coerenza lo spingeva con più forza alla scelta incondizionata di mettere Dio al primo posto. Alla scuola della preghiera e del lavoro, Benedetto, “che abitava solo con se stesso”, seppe cogliere il progetto divino, maturando i futuri germi della sua Fondazione. Ma non c’è vero amore a Dio che poi non si dirami anche ai fratelli. La comunione con gli altri uomini scaturiva spontanea come da sorgente limpida e zampillante dalla roccia dell’amore a Dio. Da anacoreta diventò cenobita, ossia da eremita monaco di comunità: ed è forse da rintracciare in questo passaggio la pregnanza antropologica e sociale che caratterizza la sua spiritualità.

La Regola

qydtwavdtzcb1z2La Regola di San Benedetto – all’avanguardia se consideriamo la data di stesura! – è un punto di riferimento valido anche oggi, in quanto concentrato di sapienza, di radicamento nella Sacra Scrittura; in essa si equilibra armonicamente il rapporto verticale tra Dio e l’uomo che, necessariamente, diventa orizzontale tra l’uomo e il suo simile. In essa possiamo riscontrare, oltre alla fedeltà all’insegnamento evangelico e al magistero della Chiesa, elementi di affrancamento e riconsiderazione del ruolo giocato dall’uomo nell’umana convivenza e, ancora, norme di buona educazione e di salvaguardia del patrimonio culturale accumulato nel corso della storia. Le pagine bellissime, scritte in un latino non sempre erudito ma di immediata comprensione, rievocano una grande passione per l’uomo, per i suoi sentimenti.

Vi si trova tanta psicologia, una capacità di discernimento che nasce da quel profondo senso di paternità radicata in Dio che fa da guida in tutto lo scritto. Il monaco delineato nella Regola è l’uomo che cerca Dio e questa ricerca è il primo requisito che sta alla base degli stessi voti monastici: obbedienza, castità, povertà, stabilità e conversione dei costumi. Essa è costituita da 73 capitoli ordinati secondo tre sezioni: la sezione ascetica, quella liturgica e quella organizzativa-disciplinare.

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