Ora, Labora et Lege

La giornata in un monastero, che è la casa del Signore, si vive scandita tra le ore dedicate alla preghiera, all’ascolto della Parola di Dio, e al lavoro, in un clima di famiglia. Infatti la preghiera, il lavoro, la vita fraterna sono i valori fondamentali della Regola benedettina. Per preghiera si intende la relazione personale e comunitaria che le monache e i monaci vivono con Dio. Essa è il legame privilegiato per vivere questa relazione: Infatti più volte al giorno, nell’Eucaristia, e nell’Ufficio divino, le monache pregano, a voce alta comunitariamente nel Coro del monastero. Ma esiste anche la preghiera personale che è quella che si fa individualmente, in Coro e in Cella, nella solitudine, e si chiama Lectio Divina.

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Il canto liturgico nella tradizione monastica e il canto gregoriano

Il Canto liturgico è presente nella tradizione monastica fin dalle origini del monachesimo perché presente all’interno del cristianesimo come aspetto rilevante nel servizio di Dio. Il monaco è al servizio di Dio e la sua donazione diventa anche servizio liturgico, canto di lode, offerta viva espressa in vari modi, tra i quali il canto liturgico.  Come siano nati i primi canti cristiani , per chi li consideri soltanto dal lato tecnico, è questione ancora dibattuta: da una parte i canti ebraici, dall’altra i canti greco-romani offrirono ai canti cristiani, fondendosi e compenetrandosi, le basi sulle quali ulteriormente si svilupparono.

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La giovane Ilaria Antonini sceglie la clausura

suor beatriceDopo aver vissuto cinque anni, nel silenzio e nella preghiera, nel monastero delle Monache Benedettine di Santa Caterina in San Sisto di Potenza Picena, il 3 ottobre 2012 si è svolta la cerimonia di investitura della 26enne potentina Ilaria Antonini che ha scelto di diventare suora di clausura. Illuminata dalla fede, la sua è stata una vera scelta di credo e di vita. L’invesitura ufficiale si è svolta in una gremita Chiesa Collegiata di Santo Stefano, con una solenne cerimonia celebrata dall’Arcivescovo della Diocesi di Fermo S.E. Mons. Luigi Conti e dal parroco don Andrea Bezzini, alla presenza dell’Abbadessa suor Maria Paola.

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La vocazione

Sono molte le ragazze e i ragazzi che sentono in fondo al proprio cuore una Voce. Una voce che chiede di essere ascoltata ma che il più delle volte é ignorata solo per paura. Sì, diciamocelo chiaro: il Signore si fa sentire nel profondo delle nostre coscienze ed una volta almeno, anche voi avete avvertito una qual certa chiamata …”Ma perché proprio io?” E con questa domanda-risposta forse avete messo a tacere il vostro cuore, avete messo a tacere il Signore che invece voleva incominciare a parlare con voi. E’ vero, la paura gioca brutti scherzi. Blocca la vita!

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Vita monastica benedettina

Una vita spesa a “cercare Dio” e a cantare il suo mistero nel silenzio, nella preghiera personale e liturgica, nel lavoro, in assiduo ascolto della Parola, in comunione profonda con tutta l’umanità: ecco sintetizzati alcuni elementi fondamentali della vita monastica, pur nella ricchezza e nella varietà delle sue forme. Una vita senza alcuna finalità o utilità specifica, quasi “sprecata”, per indicare ciò che è o dovrebbe essere la stessa vita cristiana: un’esistenza dove l’amore di Dio e l’amore per Dio occupa il posto centrale, dando senso e consistenza ad ogni aspetto della vita.

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San Benedetto

La vita

Per ricostruire la vita del padre del monachesimo occidentale dobbiamo attingere all’unica fonte biografica di cui disponiamo: il secondo libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno, scritto nel 592, una cinquantina di anni dopo la morte di san Benedetto. La sua nascita viene collocata intorno al 480  a Norcia. Di famiglia benestante, viene inviato a Roma per completare gli studi, ma lascia ben presto la capitale, disgustato – secondo Gregorio – dalla dissolutezza in cui vivono i suoi coetanei e si reca dapprima nel villaggio di Affile, dove vive con una comunità di monaci, quindi si ritira in solitudine a Subiaco, dove vive per tre anni in completa solitudine in una grotta – il Sacro Speco – sulla quale sorge l’omonimo monastero benedettino.

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La preghiera

La preghiera è il cardine, l’anima della vita monastica e il suo centro unificatore. É il filo continuo che unisce la monaca più saldamente a Dio, è l’energia che la anima, è la forza che struttura la sua esistenza, è il soffio che dilata il suo cuore e lo spalanca fino a farlo pulsare con quello di Cristo, per tutti.

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L’esistenza immersa in Cristo rende capaci di affrontare la sofferenza

Interno della Chiesa di San SistoIl primo pensiero va all’episodio della guarigione dell’epilettico indemoniato. I discepoli cercano di guarirlo ma non ci riescono, Gesù sì. «Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”» Vedendo quanto male c’è intorno a noi, vengono in mente tante cose che potrebbero essere fatte ma non lo sono, o altre fatte ma senza successo. Si vive lo stesso sgomento degli apostoli: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?»Ecco la risposta di Gesù:«Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo se non con la preghiera.»

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